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L’Uomo D’Acciaio 3D: Recensione

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L'Uomo D'Acciaio 3D: Recensione |TopCinema.it

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L’Uomo D’Acciaio 3D: Recensione
26 novembre 2013  |  Nessun commento  |  News

L'Uomo d'Acciaio 3D Recensione | TopCinema.it

La paura per un fan di Nolan poco prima della visione de “L’Uomo D’Acciaio 3D” è palpabile e consistente.

Ciò che ha fatto quel genio britannico lo colloca di diritto in quell’ideale Walk Of Fame di geniacci che abbiano compiuto realmente qualche impresa in quel di Hollywood.
Rendere “credibile”, plausibile, possibile nella realtà un cinecomic , era qualcosa che ancora a nessuno era mai riuscito.

Vedere un Batman, diametralmente opposto a quello di Burton che da bambini ci ha fatto tanto sognare, in una veste quantomai umana, è stato ciò che di meglio si possa confezionare in una produzione da oltre 450 Milioni di $ , marketing incluso.

Il merito di Nolan, quindi, è stato quello di rendere umano un personaggio che è stato sempre visto come un mito, una leggenda: basterebbe essere solo ricchi e determinati come Bruce Wayne per essere il crociato di una grande metropoli.



Tutto questo era abbastanza semplice per un supereroe che fa uso “solo” di un’armatura in Kevlar e di una macchina ad uso militare, ma come la si mette se bisogna rendere credibile e probabile un supereroe come Superman?

Con l’aiuto di Nolan (usato più che altro per richiamare il Franchise del Cavaliere Oscuro , perché di fatto non ha alcun tipo di collegamento, se non produttivo, con esso) lo sceneggiatore David S. Goyer , si è giocato l’unica carta possibile per rendere plausibile (scusate il gioco di parole) il personaggio nato dalla matita di Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933: la componente aliena.

Sia chiaro, non che nei fumetti Superman venga presentato come un terrestre, ma nel blockbuster di Snyder l’Uomo d’Acciaio viene trattato in maniera meno fantascientifica, iniziando quel processo di umanizzazione caratteriale del protagonista Clark Kent, presentandocelo con un montaggio molto particolare.


L’unico elemento che realmente stona al grande pubblico, è il montare la pellicola in maniera troppo dinamica e dispersiva: l’andare avanti, poi indietro mendiante l’uso di flashback, poi di nuovo avanti e continuare così per circa metà film, di certo non è stato enormemente gradito dalla massa.

Volendo cercare di guardare oltre, questo particolare espediente è stato voluto, è servito per spiegare per gradi chi è Clark Kent e come ha fatto per diventare il superuomo che noi tutti conosciamo.


Il ragazzo buono, spinto da sentimenti nobili, cambiato dopo un avvenimento schoccante è un elemento necessario e sufficiente per ogni cinecomic, una caratteristica comune a tutti i supereroi, da superman (in particolare modo dopo la morte del padre) a Spiderman (si veda la morte dello Zio Ben) passando per Batman (ovviamente la morte dei genitori del piccolo Bruce, citata addirittura nell’ultimo cinecomic di Nolan al termine della pellicola).

Snyder sceglie questo particolare modo per presentarci la crescita, la trasformazione del giovane Clark, del piccolo Clark chiusosi in uno sgabuzzino, impaurito, all’eroe che ha salvato vite umane sin da piccolo, lo stesso che ha protetto il mondo dalla minaccia del Generale Zod.

La regia di Snyder è completamente opposta a “300″ o “Sucker Punch”.
Il regista di Green Bay non sembra neanche una lontana copia sbiadita di se stesso, come se fosse maturato, come se si fosse staccato da quel modo di girare, quel modo un po’ esagerato, marcato, un po’ troppo kitsch (nonostante, a parer di chi scrive, il suo stile ante-uomo d’acciaio, piaceva e anche tanto).

Da cosa si evince tutto ciò? Spariti completamente gli slow motion, i rallenty.


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Non se ne trova nessuno, manco a pagarlo a peso d’oro.

Le tracce del vecchio Snyder si vedono soprattutto nella battaglia finale, esageratamente colossale e troppo esagerata.


Cercando di tirare le somme, quindi, nonostante l’evoluzione di Snyder possa piacere o meno, possiamo affermare che il regista non ha demeritato, ma il voler emulare Christopher Nolan quando non si è Christopher Nolan poteva essere rischioso, nonostante non ne sia uscito con le ossa rotte.

La prova da regista però la supera alla grande.

Per quanto riguarda il Cast, non spiccano ne’ meriti ne’ demeriti: nessuno ha eccelso in modo particolare e nessuno ha demeritato pesantemente.


Due cose, però sono degne di nota: il protagonista e l’antagonista.

Mentre Henry Cavill, il Super Man del Film, è praticamente adatto a ricoprire quel ruolo (sembra uscire direttamente dai fumetti) il Generale Zod interpretato da Michael Shannon è molto poco adatto alla parte risultando quasi mai incisivo e praticamente mai cattivo.


In conclusione, “L’Uomo D’Acciaio 3D” è un grande cinefumetto, un gran film d’azione, ma lontano dalla trilogia di Nolan del Cavaliere Oscuro, quindi, dalla perfezione nonostante l’universo cinematografico in cui è inserito è praticamente lo stesso.

Scheda Film

Marco De Natale

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